“Alla fine, va sempre tutto bene e se non va bene, vuol dire che non è la fine”  (John Lennon)

Francesca Sara, pittrice astratta e materica, esplora i processi di trasformazione che attraversano il mondo naturale e l’esperienza umana. Attraverso la sperimentazione tra colore, materia e materiali eterogenei, costruisce opere che indagano il rapporto tra fragilità e resilienza, memoria e rigenerazione, osservando la realtà come un sistema di relazioni in continuo divenire.
La sua pratica nasce dall’interesse per le forme di interdipendenza che legano individuo, natura, memoria e tempo, traducendosi in superfici dense, stratificate e fortemente sensoriali. Artista autodidatta, nel corso della sua attività ha ottenuto riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale, esponendo in mostre, fiere e rassegne d’arte in Italia e all’estero, tra cui New York, Dubai, Berlino, Marsiglia, Montecarlo, Roma, Venezia, Firenze e Bologna.
Il suo lavoro è stato presentato in contesti istituzionali e premiato in diverse occasioni, con presenze in pubblicazioni di settore, tra cui l’Annuario Artisti Mondadori. Le sue opere fanno parte di collezioni private e sono state realizzate anche attraverso commissioni dedicate.

La passione per l'arte ⸻
L'Ancora dei sogni

Le radici

Cresciuta imitando Van Gogh con la sua urgenza emotiva travagliata riflessa nei paesaggi, pian piano l’artista inverte lo sguardo come Gauguin, trasformando la realtà in un pretesto simbolico del senso ultimo dell’esistenza, con un linguaggio interiore in continua trasformazione.

La svolta verso l’astratto puro inizia con il suo grande amore Mirò, da cui impara la libertà del segno e la gioia, che prima non le apparteneva, e con Picasso sperimenta l’immaginario puro. Sodalizio rafforzato poi dall’incontro giovanile con le tele di Burri e Fontana, che l’hanno spinta ancor di più ad andare “oltre”, sperimentare nell’arte la vastità della spiritualità  e la ricerca interiore tra il qui e l’altrove, immenso ed impalpabile.

Elegance is not being noticed, it's about being remembered.

Romana di adozione e toscana di nascita. L’infanzia toscana mi ha regalato forti “esperienze sensoriali” grazie a mia madre, esperta d’arte, e mio nonno, rabdomante noto nella Val di Nievole. Quando vivevo a Firenze, trascorrevo i pomeriggi con mia madre nei posti più nascosti di Firenze, da pittori e restauratori, alla scoperta di “tesori”, con l’emozione di vivere un’autentica avventura: vagavo libera, circondata da mille colori, pennelli di ogni foggia sporchi, sopraffatta dalla luce e dall’odore pungente dei solventi, oppure, mi perdevo nelle botteghe dei restauratori, nei loro claustrofobici negozietti dove vagavo tra oggetti impolverati, accatastati in disordine, pieni di un fascino speciale, per ciò che erano stati e per ciò che sarebbero divenuti col lavoro sapiente delle mani degli artigiani.

Nelle calde estati toscane a casa dei nonni, passavo le giornate facendo cose che in città non potevo fare come: passeggiare per ore nei campi con mio nonno rabdomante, che mi ha insegnato a decifrare e rispettare l’intimo e sacro legame che ci unisce alla Natura; giocare all’esploratrice immersa nella frescura del fiume e stagni della zona da sola o con Roberta, la mia inseparabile amica del cuore; curare le piante del giardino di nonno e giocare con i bottoni di mia nonna sarta, mentre osservavo la danza delle sue mani sapienti immerse tra fili e ditali.