Mese: Febbraio 2026
Ispirazione o Inspirazione. La via per realizzare un’Aspirazione?

Da dove nasce dunque l’ispirazione? Dalla curiosità per la vita che ci circonda.
Ispirazione dalla Treccani [dal lat. tardo inspiratio -onis] con vari significati dall’astratto al concreto: intervento divino, soprannaturale che agisce sull’uomo fornendo uno stimolo alla sua fede, alla sua fantasia creatrice, stato di fervore da cui un’opera d’arte prende forma, idea improvvisa e brillante, intuizione, consiglio, esempio, spunto, impronta, ma soprattutto, immissione di aria nei polmoni.
Secondo il Francesca Sara Rastrelli pensiero, l’ispirazione, quella vera e profonda, è capace di portarti ovunque, in lidi lontani sconosciuti imprevedibili all’inizio, con l’unica certezza che tutto troverà la sua compiutezza materiale e di significato solamente alla fine ultima dell’atto di creazione, quando, senza neanche sapere come, ti ritrovi di fronte a quadri per arredare e non solo.
L’atto di vendita dei dipinti è l’ultimo step di un processo che nasce da un’ispirazione immediata, veloce, impulsiva, irrazionale e totalmente coinvolgente, irresistibile che ti obbliga ad uno stato di trance da cui si riesce ad uscire solo alla fine…..lì per lì, guardi questi quadri moderni totalmente inconsapevole entità nuove ma piano piano ti rendi conto che è il risultato di quanto INSPIRATO nella propria infanzia riassemblato in un modo tutto nuovo e contemporaneo. E allora ti rendi conto che il tuo animo “ricorda” molto più di ciò che la tua mente apparentemente ha cancellato. Come le “petites madeleines” di Proust, quella memoire involontaire è un detonatore di emozioni ed energia in movimento. L’ASPIRAZIONE più grande è concretizzare e reinterpretare da pittore contemporaneo quell’impulso tiranno iniziale e solo se hai “respirato” prima il bello, l’armonico e l’emozionante ci si può riuscire.
Tecnica o Istinto? Regole o ribellione? Talento?

Tecnica o Istinto? Regole o ribellione? Talento?
Non avendo io Francesca Sara Rastrelli un “pedigree artistico classico”, mi sono sempre chiesta quanto questo potesse influenzare il mio percorso artistico che mi porta alla creazione di quadri moderni.
Per i Greci la “tecnica” è la capacità pratica di operare per raggiungere un dato fine, in quanto basata sulla conoscenza ed esperienza del modo in cui è possibile raggiungerlo, che nei latini si traduce ars, intesa come insieme delle norme applicate e seguite su cui è fondata la pratica di un’arte, di una professione o di una qualsiasi attività, non soltanto manuale ma anche strettamente intellettuale.
Come nascono allora il talento in un pittore contemporaneo? In un libro di Francesca Gino ho letto delle diverse tipologie di talenti ribelli, classificati da cinque elementi chiave: novità intesa come ricerca di tutto ciò che comporta un superamento verso il nuovo; curiosità, ossia, l’impulso che sin da bambini ci spinge a porci domande su quanto sconosciuto; prospettiva, ovvero, la capacità con cui i ribelli ampliano costantemente la loro visione del mondo per riuscire a scorgerlo con gli occhi degli altri; diversità, vale a dire, la tendenza a sfidare certi ruoli sociali predeterminati; ed infine, l’autenticità, che i ribelli abbracciano in tutto ciò che fanno, rimanendo aperti e vulnerabili per entrare in contatto con gli altri e imparare da loro. E conclude che “La ribellione è essenziale per l’innovazione. Quando infrangiamo le regole in modo costruttivo, lasciandoci esplorare e meravigliare anziché seguire semplicemente le procedure o i processi esistenti, le nostre idee sono più innovative”
In sintesi, ritengo che la risposta alla domanda iniziale abbia sfumature del tutto personali per ogni essere umano in base alla sua indole, alla sua abitudinarietà, al suo voler rimanere più o meno a lungo nella propria confort zone. Poi personalmente, sono per una visione inclusiva in cui una cosa non esclude l’altra…anzi!
Perché si dipinge? Questione di motivazione

Perché si dipinge? Questione di motivazione
La mia esperienza è che alla base della creazione di quadri moderni vi sia una motivazione forte, ben precisa in ogni momento, non sempre coerente, un’intuizione, una necessità, un’emozione ben precisa, più o meno consapevole, un bisogno filgi di un preciso momento personal. Guardando indietro alle opere di Francesca Sara Rastrelli, ho capito che la mia motivazione inevitabilmente è mutata nel tempo, con una consapevolezza maggiore, una capacità di guardarmi da fuori, di saper scrutare nel mio animo con maggior perizia. Ciononostante, ho sempre premura di salvaguardare la mia parte istintiva, lasciarla libera da sovrastrutture mentali anche perché le motivazioni dei miei quadri moderni, vengono chiaramente a galla solo ad opera completata.
Questo concetto mi è balzato forte alla mente quando, dopo la morte di una persona cara e durante la mia malattia, mi imponevo di reagire dipingendo fiori colorati ma più ci provavo e più tendevo a colori scuri, cupi e raffigurazioni forti. Alla fine, dopo diversi giorni e tanti tubetti di acrilico consumati, mi sono arresa all’evidenza del mio stato d’animo lugubre ed è così che sono nati i miei pochi quadri moderni incentrati sul color nero, che verranno annoverato nella sezione dedicata alla vendita dei dipinti.
Le motivazioni sono chiaramente ed involontariamente autoreferenziali: da bambina dipingevo per imitazione del mondo di mia madre, per potermi avvicinare un po’ di più a lei, poi come balsamo per tranquillizzarmi e rallentare il battito cardiaco, per curare la malattia e lenire il dolore ed esorcizzare la morte, poi per gioco, per voglia di sperimentazione, per misurare l’immagine mutevole della mia anima, per esplorare e dar voce ai sentimenti, per condividere pensieri, per “aiutare” e fare una carezza alle persone, nella speranza che nei miei quadri moderni possano trovare sollievo gli “altri”……e chissà per tutte le altre valide motivazioni future che ognuno di noi vorrà trovare.
L’importante per me è “comunicare” con gli altri, creando un ponte emotivo e, citando una battuta da un film di Sorrentino, dipingo perché “tengo ‘na cosa ‘a raccuntà!
Genesi consueta di un quadro moderno

Genesi consueta di un quadro moderno
Si dice che chi è curioso, è matto e in un certo qual modo è vero se ci si riferisce all’irrequietezza vivace, veloce, con gli occhi del pittore contemporaneo perennemente in movimento, a caccia di dettagli particolari che richiamino la fantasia. Prima di iniziare un quadro, io, Francesca Sara Rastrelli, mi chiedo sempre, quale emozione predomini nel momento in cui inizio un quadro. L’unica vera certezza è che parto da una splendida tela bianca che poi, con la massima anarchia, posso trasformare incessantemente in mille maniere totalmente diverse e trasformarla in un quadro moderno. Di solito, nelle notti precedenti non riesco a dormire perché ripenso incessantemente a qualche dettaglio visivo che ha attirato la mia attenzione, anche in modo sfuggente e rapido. In realtà, ho capito che niente sfugge all’occhio curioso anche se la mente pare dimenticare perché in realtà ha semplicemente parcheggiato quel dettaglio in attesa di fargli spiccare il volo al momento giusto.
A posteriori mi sono accorta che il mio schema di creazione è ripetitivo e si sviluppa così:
Metto nel mio “archivio mentale” immagini/dettagli che catturano la mia attenzione dal punto di vista sensoriale e/o evocano un’emozione ben precisa di notte ripenso al dettaglio e lo lascio sedimentare per diverso tempo quando mi sento pronta e carica di energia, penso a come inserire quel dettaglio su una tela, scegliendone anche il formato preparo la base della tela e poi si parte con un’idea generale dei colori prescelti e dello sviluppo sulla tela, che viene puntualmente stravolto durante la lavorazione l’esecuzione inizia generalmente in luogo e momento silenzioso, generalmente di notte, in solitaria per lasciare “andare” la fantasia in modo intimo ed indisturbato pause di meritato riposo psico-fisico di qualche giorno, nelle varie riprese della creazione di un quadro moderno per stravolgerla o rifinirla lascio passare qualche giorno prima di riguardarla e decidere che sia veramente conclusa e pronta a far parte dei dipinti in vendita.
Con quali occhi guardare un quadro?

Con quali occhi guardare un quadro?
Mi chiederei innanzitutto cosa voglia dire “guardare un quadro”.
Un quadro moderno, specialmente se astratto e materico, nella mia ottica, merita un approccio integrato tra le percezioni che arrivano dai diversi sensi. Mi spiego meglio: i miei quadri, generalmente materici e tridimensionali, per poterli apprezzare appieno, meriterebbero di essere vissuti in più modi.
Dal momento che ritengo che non basti volgere a questo tipo di quadri solo uno sguardo generale in lontananza e man mano procedere ad osservare da vicino i vari particolari, personalmente i miei quadri li mostro volutamente nudi (senza cornice posticcia) proprio per consentire al mio interlocutore di “toccarlo” affinché l’esperienza sia più completa.
In questo modo, il ricordo che avremo dell’opera sarà maggiormente marcato…..o perlomeno così penso.
Onestamente, vi chiedo ma quante volte in una mostra vi è venuta la voglia di toccare quel singolo dettaglio materico del quadro? Certamente ciò potrebbe arrecare una qualche usura alla tela, ma allora vi chiedo se sia più importante garantire l’immortalità ad un’opera d’arte o, dal momento che vive per suscitare emozioni in chi vi sta davanti, non sia più rilevante consentire un’esperienza completa anche a scapito di eventuali danni futuri? Ai posteri, l’ardua sentenza.
